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martedì 6 ottobre 2020

Matteo Ricci SJ

#OTD in 1552, the great missionary to China Matteo Ricci was born. "Anyone who knows Heaven and earth can prove that the One who rules Heaven and earth is absolutely good, absolutely great and absolutely one." ~ Matteo Ricci

martedì 12 novembre 2019

Prete armeno e suo padre uccisi presso Deir ez Zor. L’Arcivescovo Marayati: “per noi sono martiri. E la guerra non è finita”

ASIA/SIRIA - Prete armeno e suo padre uccisi presso Deir ez Zor. L’Arcivescovo Marayati: “per noi sono martiri. E la guerra non è finita”
 
Qamishli (Agenzia Fides) – Si sono svolti stamane a Qamishli i funerali del sacerdote armeno cattolico Hovsep Hanna Petoyan e di suo padre Hanna Petoyan, uccisi lunedì 11 novembre da due killer in moto mentre erano diretti in automobile verso la città di Deir ez Zor, nel nord–est della Siria. “Per noi sono martiri. E quello che è accaduto a loro è una conferma che la guerra qui non è finita, come invece avevamo sperato” dichiara all’Agenzia Fides Boutros Marayati, Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo.
Le esequie del sacerdote e di suo padre sono state celebrate nella chiesa armeno cattolica di San Giuseppe, alla presenza di sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli di tutte le comunità cristiane presenti nell’area. A presiedere la liturgia funebre è stato padre Antranig Ayvazian, Vicario episcopale della comunità armena cattolica dell’Alta Mesopotamia e della Siria del nord.
Padre Hovsep, 46 anni, sposato e padre di tre figli, ordinato presbitero da 5 anni, era il sacerdote della comunità armena cattolica di Qamishli, nella provincia siriana nord orientale di Hassake. “Nella città di Qamishli” racconta all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Marayati “ sono confluiti anche tanti profughi cristiani fuggiti da Deir ez-Zor, quando quella città era stata devastata dalla guerra. Lui svolgeva anche tra di loro la sua opera pastorale, e da tempo seguiva anche i progetti messi in atto anche con l’aiuto di gruppi internazionali per ricostruire la chiesa e le case dei cristiani a Deir ez Zor, distrutte dalla guerra. Per questo si recava ogni due settimane a Deir ez Zor, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori. Finora aveva compiuto a questo scopo già sei viaggi in quella città così cara alla memoria degli armeni, dove c’è il santuario dei martiri del genocidio, anch’esso devastato durante il conflitto. Lungo il tragitto, le altre volte, non c’erano stati problemi e tutto era andato liscio”.
Al momento dell’agguato, il sacerdote e suo padre viaggiavano insieme a un diacono armeno – rimasto ferito durante l’assalto – e a un altro accompagnatore. I due attentatori, in moto, avevano il volto coperto e sono fuggiti dopo l’agguato. Il padre del sacerdote è morto sul colpo. Padre Hovsep, ferito al petto, è stato portato dai soccorritori in un ambulatorio di Deir ez Zor e poi trasferito in ambulanza a un ospedale di Hassakè, dove è giunto già privo di vita.
La città di Deir ez Zor è controllata dall’esercito siriano, ma nell’area ci sono anche forze curde e operano ancora militari USA. Nel sotto-distretto di al-Busayrah, area dove è avvenuto l’agguato, sono concentrati anche gruppi armati affiliati al sedicente Stato Islamico (Daesh), che nella giornata di ieri ha anche diffuso sui siti jihadisti la rivendicazione del duplice omicidio (ma affermando, in maniera erronea, di aver eliminato “due sacerdoti”). “Si tratta di gruppi che agiscono come lupi solitari, non c’è più il Daesh con i blindati e l’artiglieria. Ma è evidente che questa volta non hanno colpito a caso. Sull’automobile con cui viaggiavano il sacerdote e i suoi accompagnatori c’era la scritta della Chiesa armena”.
La TV di stato siriana SANA ha definito "martirio" l’uccisione del sacerdote armeno cattolico e di suo padre, mentre i media curdi hanno presentato la recrudescenza di attacchi sanguinosi attribuibili a Daesh come una conseguenza indiretta dell’intervento militare turco in Siria, che avrebbe costretto le milizie curde operanti nell’area a rivedere le proprie strategie e a sospendere le operazioni militari rivolte contro le cellule jihadiste ancora presenti nel nord-est della Siria.
Secondo i curdi del Centro d’informazione Rojava, i jihadisti di Daesh avrebbero realizzato 30 attacchi nei primi dieci giorni di novembre, con un aumento del 300 per cento dai suoi livelli di attività rispetto al periodo precedente all’iniziativa militare turca in territorio siriano. (GV) (Agenzia Fides 12/11/2019)
Fonte www.fides.org 

giovedì 21 dicembre 2017

Padre Piero Gheddo riposa in pace PIME

EUROPA/ITALIA - Missione ed evangelizzazione: p. Gheddo su progressi e sfide del mondo missionario Milano (Agenzia Fides) -

P. Pietro Gheddo, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, è deceduto ieri, 20 dicembre, all’età di 88 anni. Missionario e giornalista, è stata una delle più note personalità del mondo missionario italiano. I funerali si tengono il 23 dicembre alle 10 a Milano alla Chiesa del Pime.
Ordinato sacerdote il 28 giugno 1953 dal Card. Ildefonso Schuster, futuro beato, in oltre 60 anni di sacerdozio p. Gheddo ha scritto oltre 80 libri, pubblicato migliaia di articoli e servizi su riviste e periodici, curato trasmissioni radiofoniche e televisive: il tutto sempre incentrato sui temi della missione ad gentes, che ha potuto toccare con mano nei suoi 80 viaggi in tutto il mondo. Direttore di “Mondo e Missione” dal 1959 al 1994, è stato poi Direttore dell’Ufficio Storico del Pime. P. Gheddo ha collaborato alla stesura del decreto conciliare "Ad Gentes" e, negli anni ’90, all’enciclica “Redemptoris Missio”.
Il missionario è stato anche un collaboratore dell'Agenzia Fides: oggi lo ricordiamo ripubblicando una intervista che rilasciò all'Agenzia Fides nel 2003, in occasione del suo Giubileo sacerdotale, poco dopo la pubblicazione del suo libro "La missione continua. Cinquant'anni a servizio della Chiesa e del terzo mondo" (San Paolo 2003). Una intervista che tocca temi di forte attualità. 

P. Gheddo, come valuta questo mezzo secolo di missione "ad gentes"?

Ho voluto raccontare, documentando quel che dico con la mia esperienza, come la missione ad gentes è cambiata dal 1953 al 2003, cioè nei miei 50 anni di sacerdozio e di giornalismo missionario. L'idea centrale che mi ha guidato è stata questa: le giovani generazioni non conoscono quasi nulla del tempo pre-conciliare e del Concilio Vaticano II (1962-1965), che invece io ho seguito da vicino, come "perito" della Commissione delle Missioni (nominato da Giovanni XXIII nel 1962) e come giornalista dell'Osservatore Romano proprio per le pagine quotidiane sul Concilio. Mi è parso interessante partire descrivendo com'era la missione ad gentes negli anni Cinquanta, com'è cambiata gradualmente e com'è oggi. Ho messo in risalto i progressi e le difficoltà del mondo missionario, indicando anche le vie per riprendere slancio nell'opera di annunzio del Vangelo e di conversione dell'umanità a Cristo, sempre secondo la mia esperienza di uomo che ha molto visitato e studiato soprattutto le giovani Chiese.

Oggi si parla di missione più di ieri, ma le vocazioni missionarie e gli aiuti diminuiscono. Forse perché i missionari sono visti come coloro che "scavano pozzi, costruiscono scuole e ospedali, aiutano i poveri, gli orfani, i carcerati", come fanno tante altre organizzazioni internazionali?

Io temo che oggi il missionario spesso non appaia all'opinione pubblica quello che realmente è: mandato dalla Chiesa per realizzare lo scopo della missione alle genti, cioè ai non cristiani, quindi evangelizzare e fondare la Chiesa "in quei popoli e gruppi in cui ancora non esiste". Cioè annunziare Gesù Cristo e battezzare quelli che credono in Lui, iniziando le prime comunità cristiane ovunque nel mondo (così dice il decreto conciliare "Ad Gentes", n. 6). Quindi, se il missionario è visto come operatore sociale, o altri ruoli politico-sociali pur rispettabili, e non come evangelizzatore, non possiamo poi lamentarci che diminuiscono le vocazioni e gli aiuti alle missioni. 

Ritiene che la "missio ad gentes" tornerà ad occupare un posto importante?

Indubbiamente sì, perché tutti gli uomini hanno bisogno del Vangelo e non va dimenticato che circa la metà del genere umano, più di tre miliardi di uomini, non hanno mai sentito nominare Gesù Cristo. Dedico buona parte del libro a spiegare come si svolge oggi la missione ai non cristiani. Ci sono molte novità di cui non ci rendiamo conto, noi che abitiamo nei paesi di antica cristianità. Sono sempre più convinto che proprio la missione alle genti e le giovani Chiese proiettate verso i non cristiani possono rinnovare la "Nuova Evangelizzazione" nei nostri paesi che hanno alle spalle duemila anni di cristianesimo. E già ci stanno rinnovando non solo nelle forme pastorali, ma nell'entusiasmo della fede che porta alla missione. 

Uno dei temi del suo libro è legato al mondo delle comunicazioni. Quale tipo di aiuto possono fornire i media alla missione ?

Non basta operare al servizio del Vangelo, bisogna anche informare, comunicare, raccontare le meraviglie dello Spirito in ogni parte del mondo. Spesso, visitando le missioni, anche recentemente in Indonesia, mi dico: qui stanno vivendo i primi tempi dell'annunzio del Vangelo e lo Spirito Santo agisce oggi come nei tempi apostolici; non è invecchiato lo Spirito, non è mai andato in pensione. Le giovani Chiese sono quelle che possono ridarci l'entusiasmo della fede, se solo conoscessimo quel che vi succede e se i missionari vivessero la loro esperienza con lo stupore giovanile che dà la fede. Siamo tutti troppo ammalati di pessimismo, di scoraggiamento, pensiamo che il mondo e la Chiesa vadano di male in peggio. Non è vero, il mondo e la Chiesa sono guidati da Dio, dallo Spirito Santo e vanno verso il Regno di Dio: la vita delle giovani Chiese e delle missioni lo dimostrano.

Su quali binari deve camminare la missione nel Terzo millennio perché si realizzi quella "primavera missionaria" indicata dal Papa nella Redemptoris Missio? 

La missione è un'opera di fede, senza la fede in Cristo unico Salvatore dell'uomo non si capisce. Siamo in un momento di ribasso dello spirito missionario, proprio perché la fede, almeno nei nostri paesi di antica cristianità, si è appannata, non ha più la forza di un tempo. Il "tempo delle certezze" è passato, oggi la cultura moderna è quella del "pensiero debole", la "filosofia del dubbio sistematico". Nel libro insisto su questo, portando esempi concreti e positivi perché le teorie non bastano, la ripresa cristiana del nostro popolo verrà quando sapremo orientarlo verso la fede e la missione, come dice il Papa: "La fede si rafforza donandola!" (Redemptoris Missio, n. 2).

L'ultimo capitolo del suo libro è dedicato a "Il futuro della missione"...

La missione della Chiesa rimane sempre la stessa, ma deve cambiare moltissimo per adeguarsi ai tempi, ai luoghi e ai popoli presso cui si svolge:una missione col metodo del dialogo, con una forte apertura alle culture locali, impegnata nella promozione dell'uomo e dei popoli, privilegiando l'attenzione agli ultimi e ai diritti dell'uomo e della donna e via dicendo. Sempre però mantenendo ben fermo il principio che Cristo è l'unico Salvatore dell'uomo. Inoltre, bisogna dire che la missione alle genti è ancora agli inizi. Basta pensare che in Africa, con più di mille lingue parlate, il Vangelo è tradotto solo in circa 300 di esse. Viaggiando in Asia, ci sono immense regioni in cui non esiste nulla di cristiano, nulla di cattolico. Sono convinto che il tema missionario tornerà ad essere di grande attualità per la Chiesa, nel nostro tempo di globalizzazione. Ci sono valori "missionari", come saper guardare al di là dei nostri confini, considerare tutti i popoli come uguali e fratelli, avere un cuore e una testa grandi come il mondo, che sempre più dovranno caratterizzare i credenti in Cristo. 
(PA) (Agenzia Fides 21/12/2017)

Fonte www.fides.org

mercoledì 24 maggio 2017

Da 10 anni il 24 maggio il mondo prega in particolare unione con la Chiesa in Cina

Fonte www.fides.org

VATICANO - Da 10 anni il 24 maggio il mondo prega in particolare unione con la Chiesa in Cina

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il 27 maggio 2007, Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Benedetto XVI inviò una Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, offrendo alcuni orientamenti per la vita della Chiesa e per l’opera di evangelizzazione in Cina, al fine di aiutare i cattolici cinesi a scoprire ciò che da loro vuole il Signore (cfr n. 2).
Nella Lettera, Papa Benedetto XVI proponeva anche una iniziativa eminentemente spirituale: “il giorno 24 maggio, che è dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani – la quale è venerata con tanta devozione nel santuario mariano di Sheshan a Shanghai -, in futuro potrebbe divenire occasione per i cattolici di tutto il mondo di unirsi in preghiera con la Chiesa che è in Cina”.
Accolta con entusiasmo e riconoscenza, da 10 anni questa Giornata di preghiera viene vissuta non solo dalle comunità cattoliche nella Cina continentale, soprattutto nel Santuario di Sheshan, ma anche dalle comunità cinesi presenti nelle diverse parti del mondo, a cui si uniscono di frequente i cattolici locali. Così da 10 anni il 24 maggio è occasione di incontro e di testimonianza, si prega a tutte le latitudini in particolare unione spirituale con la Chiesa in Cina, manifestando l’universalità della Chiesa e la comunione con il Successore di Pietro.
Lo ha ricordato Papa Francesco al termine del Regina Coeli di domenica 21 maggio: “Il prossimo 24 maggio ci uniremo tutti spiritualmente ai fedeli cattolici in Cina, nella ricorrenza della Beata Vergine Maria “Aiuto dei Cristiani”, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai. Ai cattolici cinesi dico: alziamo lo sguardo a Maria nostra Madre, perché ci aiuti a discernere la volontà di Dio circa il cammino concreto della Chiesa in Cina e ci sostenga nell’accogliere con generosità il suo progetto d’amore. Maria ci incoraggia ad offrire il nostro personale contributo per la comunione tra i credenti e per l’armonia dell’intera società. Non dimentichiamo di testimoniare la fede con la preghiera e con l’amore, mantenendoci aperti all’incontro e al dialogo, sempre”.
Alla Vergine Maria i fedeli cinesi sparsi nel mondo, e quanti si uniscono alla loro preghiera, chiederanno l’aiuto e la forza per essere sempre e ovunque testimoni del Signore Gesù, diventando strumenti di pace, concordia e progresso nella società e nella Chiesa. L’intercessione di Maria aiuti tutti a fare la volontà di Dio perché, seguendo gli insegnamenti del Vangelo e del Magistero della Chiesa, ognuno possa tenere sempre accesa quella fiamma consegnata nel giorno del Battesimo: luce della fede, della speranza e dell’amore cristiano che arde nei nostri cuori, con cui siamo chiamati ad illuminare il nostro cammino e quello di tanti fratelli e sorelle. (SL) (Agenzia Fides 23/5/2017)

Fonte www.fides.org

ASIA/FILIPPINE - Legge marziale a Mindanao: un prete e 15 fedeli rapiti, distrutta la cattedrale di Marawi

Fonte www.fides.org

ASIA/FILIPPINE - Legge marziale a Mindanao: un prete e 15 fedeli rapiti, distrutta la cattedrale di Marawi

Marawi City (Agenzia Fides) – I terroristi del gruppo islamista “Maute”, che si proclama legato allo Stato Islamico “hanno attaccato la cattedrale cattolica di Marawi city, e hanno rapito circa 15 fedeli, tra i quali un prete, delle suore e alcuni laici che stavano pregando in chiesa”: lo conferma all’Agenzia Fides il Vescovo Edwin De la Pena, che guida la Prelatura territoriale di Marawi city, città sull’isola di Mindanao, nelle Filippine del Sud. Ieri circa cento militanti del gruppo “Maute” hanno occupato la città e, in risposta a tale atto di forza, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha imposto la legge marziale nell'isola di Mindanao.
Il Vescovo racconta a Fides: “Oggi è la festa della nostra Prelatura, la festa di ‘Maria, Aiuto dei cristiani’. I fedeli erano in chiesa per pregare Maria nell’ultimo giorno della novena. I terroristi hanno fatto irruzione in chiesa, hanno preso gli ostaggi e li hanno condotti in una località sconosciuta. Sono penetrati nella residenza del Vescovo e hanno rapito il vicario generale, p. Teresito Soganub. Poi hanno dato alle fiamme la cattedrale e l’episcopio. E’ tutto distrutto. Siamo costernati”.
Il Vescovo si è salvato perché ieri era in visita pastorale alla parrocchia di un villaggio che si trova fuori da Marawi. “I terroristi hanno occupato la città. La gente è terrorizzata e chiusa in casa. Ora si attende la reazione dell’esercito. Per ora si pensa a riprendere la città con il minore spargimento di sangue possibile. Degli ostaggi non si parla. Abbiamo attivato i nostri canali, la Chiesa, i leader islamici e speriamo di poter presto intavolare negoziati perché siano rilasciati sani e salvi”, afferma, osservando che nei mesi scorsi la chiesa aveva ricevuto delle minacce.
“E’ avvenuto - ricorda il Vescovo - proprio alla vigilia della festa di Maria: a lei chiediamo aiuto. A lei che è l’aiuto dei cristiani, chiediamo la salvezza dei nostri fedeli. Solo lei può venire in nostro soccorso. Rivolgiamo anche un appello a Papa Francesco perché preghi per noi e possa chiedere ai terroristi di liberare gli ostaggi, in nome della nostra comune umanità. Violenza e odio portano solo distruzione: chiediamo ai fedeli in tutto il mondo di pregare insieme con noi per la pace”.
Intanto, in reazione all’attacco, il presidente Duterte ha interrotto la sua visita a Mosca per fare ritorno nelle Filippine e affrontare la crisi. Il gruppo si è asserragliato a Marawi, dando alle fiamme anche il carcere e due scuole, mentre ora l’esercito circonda la città. Il sindaco di Marawi ha chiesto ai militari di non bombardare la città dove vivono circa 200mila civili, in prevalenza musulmani. (PA) (Agenzia Fides 24/5/2017)

Fonte www.fides.org