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venerdì 6 maggio 2022

Con i rifugiati in cerca della pace

 Con i rifugiati in cerca della pace


Nel messaggio augurale indirizzato al Centro Astalli per il trentacinquesimo anniversario papa Francesco sottolineava: «I rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l’odore acre della guerra». In questi giorni in cui si consuma l’ennesimo conflitto e si moltiplicano le testimonianze dei suoi orrori, solo qualche voce dissidente sembra riconoscere nelle armi e nel loro commercio una delle cause che determina e alimenta tutte le guerre.

Sembra non essere mai il tempo di spezzare le spade e farne aratri, di fare delle lance falci, di non esercitarsi più nell’arte della guerra secondo la profezia di Isaia. Non sembra mai il tempo!

In periodo di pace le armi servono per garantire la sicurezza e in tempo di guerra per garantire la difesa o dei pragmatici equilibri. Chi si oppone alle armi è sempre fuori tempo (quando non fuori luogo). Non ci sarà mai un tempo giusto, allora bisogna decidere con coraggio che il tempo è ora, non domani. Ora è il tempo di ascoltare chi conosce le vie che portano alla pace. Se aspettiamo domani a opporci alle armi, altre vittime conosceranno l’odore acre della guerra.

 


Camillo Ripamonti sj


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martedì 20 luglio 2021

Cambiare direzione: se non ora quando? Di Camillo Ripamonti SJ

 http://www.centroastalli.it

Cambiare direzione: se non ora quando?

Anche questa volta abbiamo fatto la nostra scelta; una scelta che sacrifica altre persone. Abbiamo deciso che i migranti e i rifugiati in fuga dalla Libia sono sacrificabili e ancora una volta il nostro fine angusto giustifica cinicamente i mezzi. Hanno fatto questa scelta coloro che abbiamo eletto per rappresentarci in Parlamento e con loro l’abbiamo fatta noi che - nonostante o forse a causa della pandemia - sembriamo distratti, sempre più ripiegati su noi stessi, su un presente che non può comprendere il futuro di altri. E infatti la decisione di rifinanziare la Guardia costiera libica, che di fatto condanna centinaia di persone a torture e violenze nei centri di detenzione, è quasi passata sotto silenzio, sommersa da altre notizie di casa nostra: la drammatica alluvione che ha sconvolto l’Europa Centrale, la ripresa dei contagi, gli strascichi dei festeggiamenti degli Europei di calcio, la preoccupazione per le Olimpiadi imminenti in Giappone. La vita di tanti bambini, donne e uomini finisce in secondo piano. Ma se questa è la direzione del “nuovo inizio” forse abbiamo ragione a chiamarla “ripartenza”. Abbiamo deciso di riprendere il cammino di quel mondo ingiusto che la pandemia ci aveva dato la possibilità di lasciarci alle spalle. Forse siamo ancora in tempo  a cambiare direzione!
 
Camillo Ripamonti sj